Graziella Nugnes Master Counseling organizzativo Paolo Prandelli

QUANDO L’ORGANIZZAZIONE NON FUNZIONA: CAMBIO IL PEZZO O RILEGGO IL SISTEMA?

L’EMPOWERMENT NEL COUNSELING ORGANIZZATIVO

Autore: Paolo Prandelli | Docente del Master in Counseling organizzativo

Counselor, formatore

LA CULTURA ORGANIZZATIVA SI RIFÁ PREVALENTEMENTE AL MODELLO MECCANICISTICO

Al giorno d’oggi realizzare un intervento di counselor organizzativo all’interno delle organizzazioni significa affrontare una realtà sociale, articolata e complessa.

La cultura organizzativa si rifà in prevalenza al modello meccanicistico: se qualcosa non funziona si “sostituisce il pezzo che non funziona”.

Frequentemente il counselor, prima di iniziare un intervento, ha la necessità di comprendere a fondo la cultura presente in azienda.

Nell’immaginario collettivo, in particolare nelle aziende tradizionali, l’organizzazione viene spesso rappresentata come una macchina complicata, se non incomprensibile.

Ne consegue che l’approccio all’organizzazione è di tipo analitico che prevede di suddividere il problema in parti, che vengono studiate e analizzate singolarmente, e solo successivamente ricomposte, in modo da provare a comprendere il problema nel suo insieme.

L’esempio che più calza a questo tipo di mentalità è quello dell’aggiustare un motore che non funziona.

Sebbene possa essere un intervento “complicato” è rassicurante, in quanto la procedura è conosciuta e consolidata: si smonta il motore, si cerca il pezzo rotto si sostituisce e si rimonta…e tutto è risolto.

Per questo i cambiamenti, i problemi e le fasi evolutive dell’organizzazione vengono affrontate in termini prevalentemente tecnici, procedurali, prestazionali e riparativi.

Alla ricerca di ciò che funziona e non funziona; accorgendosi via via che i problemi non si risolvono in maniera strutturale e definitiva.

LA COMPLESSITÁ É IL VALORE DELL’ORGANIZZAZIONE 

Il counselor organizzativo parte da un paradigma diverso, quello di riconoscere ed intervenire con i soggetti del sistema sulla complessità, valorizzandola, sapendo che non si può evitare, né ridurre, ma si può esclusivamente gestire.

In questo approccio non si smontano e rimontano i pezzi, ma si riconoscono i funzionamenti delle parti e i loro intrecci partendo dalle realtà esistenti.

Per questo il counselor organizzativo è guidato dall’approccio dell’empowerment, in quanto le sue tecniche e le sue applicazioni hanno la funzione di rendere “potenti” persone ed organizzazioni. Dove essere “potenti” significa mettersi nelle condizioni di “potercela fare” riconoscendo ed usando al meglio le risorse a disposizione per raggiungere gli obiettivi, affrontare i problemi, soddisfare i bisogni/desideri.

Tutto ciò genera oggettivamente un circolo virtuoso che si autoalimenta attivando motivazione e partecipazione capillare, portando ad un’intenzionalità collettiva e condivisa, integrando il benessere organizzativo con quello lavorativo dei singoli.

Naturalmente la struttura dell’intervento parte e lavora principalmente sulla dimensione identitaria dell’organizzazione.

Per tutto il percorso è centrale l’analisi ed il supporto alle dimensioni di distintività, continuità ed integrazione. Ogni aspetto viene considerato singolarmente, ma costantemente tenuto in relazione con gli altri.

Per fare alcuni esempi si accompagna l’organizzazione a riconoscere e sviluppare gli elementi che caratterizzano la struttura organizzativa, per passare all’analisi temporale e strategica ed infine affrontare gli aspetti che permettono la “coesione” identitaria.

Terminerei con una citazione di Franca Olivetti Manuokian che bene sintetizza quanto finora detto:

Affrontare la complessità chiede riflessione, e ci invita a fermarci, anche nell’assillante incalzare dei problemi quotidiani. Ci chiama a pensare e ripensare, non solo con un pensiero forte, in grado di fornire soluzioni chiare, prospettive certe, capace di costituire basi decisionali sicure; ma anche con un pensiero incerto, esplorativo, esitante tra vari punti di vista, che si impegna con razionalità e rigore, ma non disdegna il ricorso all’immaginazione, alla trasgressione e si interroga sul proprio procedere.

Franca Olivetti Manuokian

Autore: Paolo Prandelli | Docente del Master in Counseling organizzativo

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