Il colloquio di counseling organizzativo

IL COLLOQUIO DI COUNSELING ORGANIZZATIVO: UNO STRUMENTO PREZIOSO E POCO CONOSCIUTO. Ecco come fare e gli errori da evitare.

Autrice: Margherita Dozzi | Docente del Master in Counseling Organizzativo

Professional Counselor, Sociologa specializzata in Sociologia del lavoro e delle organizzazioni.

IL COLLOQUIO DI COUNSELING

Iniziamo con definire il colloquio di counseling come un caposaldo della relazione di aiuto.

Si tratta di un incontro tra due persone, il cliente e il Counselor.

Il cliente si trova in una situazione di conflitto, di confusione o di sofferenza e il Counselor è un professionista caratterizzato da competenze relazionali, abilità e tecniche utili per fronteggiare situazioni critiche o di transizione.

Come nella vita personale anche nelle organizzazioni le persone si possono trovare a vivere delle difficoltà, in altre occasioni sono impegnate nel tentativo di sviluppare la propria crescita, in altre ancora necessitano di sbrogliare la matassa della complessità, della propria condizione nel qui ed ora.

Colloquio di counseling organizzativo relazioni

LA MATASSA DELLE RELAZIONI LAVORATIVE

E’ proprio questa l’immagine che utilizzo per presentare ai miei clienti il valore del colloquio di Counseling: essere insieme di fronte alla matassa della complessità.

Osservare i fili della propria vita lavorativa, che si intrecciano con quelli personali, che si confondono con il proprio vissuto, che si annoda con le aspettative e con i comportamenti degli altri.

Occuparsi di questa matassa non vuol dire semplificarla, ma accompagnare il cliente nella possibilità di accogliere questa complessità, squisitamente umana, e prendersene cura.

 

GLI ELEMENTI NECESSARI PER CONDURRE UN BUON COLLOQUIO

Il pilastro fondamentale del colloquio è rappresentato da un ascolto qualificato e attivo in cui il Counselor, attraverso tecniche specifiche favorisce, nella persona che ha di fronte, non solo una migliore comprensione di ciò che il cliente stesso dice, ma anche dei significati emotivi e relazionali, nonché dei sentimenti associati ai fatti narrati, che si rendono manifesti attraverso la parola e, soprattutto, ascoltando come si snoda il racconto.

Tuttavia il colloquio non è costruito esclusivamente attorno ad una serie di tecniche che si apprendono nelle scuole di Counseling.

Nella relazione con il cliente il Counselor porta il suo specifico modo di essere che affonda le radici nella trasparenza, autenticità, comprensione empatica e accettazione incondizionata, ovvero a caratteristiche personali che ogni Counselor approfondisce nel suo percorso formativo.

Questi elementi sono ben riassunti nella frase che le persone mi riferiscono al termine di un colloquio: ”sono stato/a bene perché mi sono sentito/a capito/a profondamente e non giudicato/a”.

NON BASTA AVERE ORECCHIE DA ELEFANTE

Ai pilastri dell’ascolto qualificato e delle caratteristiche personali del Counselor va aggiunto un terzo punto fermo: la definizione dell’obiettivo che il cliente vuole raggiungere.

E’ in base all’obiettivo che cliente e Counselor “imbastiscono” il percorso che porterà verso la meta desiderata. Il metodo da me adottato è fondamentalmente di impostazione rogersiana.

La facilitazione per il raggiungimento dell’obiettivo, qualunque esso sia – un piccolo passo o la scalata di una montagna – non avviene attraverso l’indicazione del Counselor o sospingendo il cliente dove si ritiene meglio, o trattenendolo quando non si vuole fargli percorrere una strada, ma segue il cammino del cliente che si avventura nella sua meravigliosa complessità, utilizzando gli strumenti che più facilmente ha a disposizione: le sue risorse.

COLLOQUIO COUNSELING ORGANIZZATIVO OBIETTIVI

PERCHÈ UTILIZZARE IL COLLOQUIO DI COUNSELING NELLE ORGANIZZAZIONI

Un intervento di Counseling Organizzativo riguarda generalmente un gruppo di lavoro.

In alcune occasioni il Counselor, in accordo con il Committente, può decidere di utilizzare il colloquio individuale.

I principali motivi per cui si introduce questo strumento sono la necessità di approfondire alcune tematiche specifiche con uno o più componenti del gruppo in una dimensione individuale, oppure l’impossibilità, per motivi logistici o organizzativi, di incontrare tutti i componenti del gruppo contestualmente.

Il colloquio può essere quindi a supporto dell’intervento di gruppo integrando alcuni contenuti oppure in sostituzione.

LA MIA ESPERIENZA

Quando serve un approfondimento individuale ogni momento è il momento adatto.

Nella mia esperienza ho utilizzato il colloquio per differenti motivi e nei più diversi momenti del percorso del gruppo. In alcune occasioni ho utilizzato il colloquio prima di avviare un lavoro con il team perché era necessario svolgere un’analisi dei bisogni individuali più specifica, oppure durante il lavoro di gruppo, per sostenere e attivare processi di cambiamento individuali, ma anche nella fase di chiusura, per dare continuità alla tematica trattata. Infine l’ho utilizzato anche per sviluppare potenzialità che nelle sessioni collettive non hanno trovato spazio.

La specificità del colloquio di coppia.

Il colloquio oltre ad essere uno strumento utile nei percorsi di crescita personale dentro le organizzazioni è prezioso per quanto riguarda la dimensione duale, ovvero affrontare tematiche che riguardano due professionisti all’interno dell’organizzazione. Ad esempio ho trovato molto utile la sperimentazione di percorsi “di coppia” nella gestione dei processi organizzativi di cambio di ruolo, sia per quelli classici di sostituzione che nei passaggi generazionali, oppure quando ci sono “conflitti storici” che creano fatiche generalizzate.

La dimensione corporea.

Per un Counselor organizzativo ad orientamento euristico relazionale, il colloquio si arricchisce di strumentazione aggiuntiva rispetto ad una seduta frontale. In un approccio accogliente, che pone davvero la persona al centro nella sua interezza, il Counselor si prende cura di tutti gli aspetti del cliente che ha di fronte. Oltre al livello cognitivo assume un’ importanza centrale la dimensione corporea ed energetica.
Nelle organizzazioni, i professionisti che incontriamo sono visti prima di tutto come esseri umani, con un corpo che esprime significati emozionali, centrali per rendere efficace il lavoro del Counselor.
Nelle organizzazioni, alle persone viene chiesto di pensare, di “fare andare la testa” per calcolare, definire strategie, maneggiare numeri, raggiungere risultati.
Quindi tutti pensano, pensano e ripensano ed in questa costruzione di pensiero collettivo molto raramente viene presa in considerazione la dimensione emotiva, che convive “nascosta”, e che influisce pesantemente senza che sia compresa e gestita, e che proprio per questo può emerge improvvisamente come un fiume carsico, sotto forma di rabbia, tristezza, raramente di gioia che invece rappresenta un’emozione tipica delle organizzazioni in cui viene lasciato spazio ai sentimenti. Per tutti questi motivi il Counselor valorizza la dimensione corporea, quale canale per ritrovare l’autenticità della persona, elemento generativo di benessere per l’organizzazione.

Il colloquio che parte dal corpo: l’esperienza con Carlotta.

Incontro Carlotta da circa quattro mesi. In un assolato venerdì mattina, durante il colloquio, Carlotta mi dice che si sente spezzata, come se ci fosse qualcosa che la tiene a terra e qualcosa che la porta in alto (fa riferimento ad una precisa immagine di un film, in cui il protagonista è tirato da due soggetti dalle estremità).
Decido di partire da quella immagine, faccio alzare Carlotta dalla sedia e le chiedo di chiudere gli occhi e di mettere le mani sulla parte del corpo dove individua la frattura. Le chiedo anche di descrivermi cosa vede in quella frattura e di darle un nome.
Seguendo le sue emozioni Carlotta porta contenuti maggiormente autentici e profondi rispetto alle volte precedenti. Lavorando sul sentire arriva ad evidenziare una polarizzazione tra ciò che è e ciò che l’organizzazione vuole da lei. Fatto questo passaggio riprendiamo la riflessione, in maniera più approfondita in quanto maggiormente radicata nella realtà personale ed organizzativa.

IL VALORE DEL COLLOQUIO DI COUNSELING ALL’INTERNO DELLE ORGANIZZAZIONI

Il Colloquio permette di comprendere in modo più approfondito la dimensione individuale all’interno del processo di Counseling Organizzativo di gruppo.

Un ciclo, seppur breve, di colloqui può permettere lo sblocco di risorse dei singoli a favore del raggiungimento di obiettivi professionali individuali, o di obiettivi trasversali di gruppo in cui la componente personale fa la differenza.

Non ci sono formule standard, ma il Counselor Organizzativo può inserire il colloquio tra i suoi strumenti a sostegno di bisogni specifici sia su richiesta delle persone all’interno dell’Organizzazione che in base alla funzionalità di più ampi percorsi che riguardano l’organizzazione nel suo complesso.

Autrice: Margherita Dozzi | Docente del Master in Counseling Organizzativo

Professional Counselor, Sociologa specializzata in Sociologia del lavoro e delle organizzazioni.

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