IMPARARE A COLLABORARE:
LE RISPOSTE DEL COUNELING ORGANIZZATIVO
Introduzione
In un contesto economico e sociale sempre più complesso e interconnesso, ma al contempo frammentato, polarizzato e veloce, la collaborazione all’interno delle organizzazioni rappresenta una delle competenze più richieste e allo stesso tempo più difficili da realizzare.
Le organizzazioni, siano esse pubbliche o private, si trovano di fronte alla necessità di promuovere un clima cooperativo che favorisca l’innovazione, la condivisione delle conoscenze e la motivazione delle persone.
Tuttavia, nonostante i benefici riconosciuti della collaborazione, non è affatto scontata: barriere culturali, strutturali e relazionali spesso ne ostacolano la piena realizzazione.
In questo articolo esploriamo:
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perché oggi la collaborazione è imprescindibile
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i suoi principali vantaggi e dove si generano gli attriti maggiori
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quali barriere la ostacolano
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cosa possono fare da subito HR, responsabili di area e funzione, nonché formatori, coach e counselor con interventi di facilitazione organizzativa.
Perchè imparare a collaborare non è più una scelta
Fino a pochi anni fa molte organizzazioni basavano il loro funzionamento su modelli gerarchici rigidi: chi era ai vertici definiva le strategie mentre i livelli intermedi e operativi eseguivano.
Ma ora non è più così:
- la produzione è più veloce e differenziata
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i tempi decisionali sono più rapidi
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i problemi sono più complessi
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le competenze necessarie sono distribuite a più livelli
Le vecchie risposte rischiano di non essere funzionali a risolvere nuovi problemi o questioni che non si erano ma presentate prima. Di fronte a questo scenario, la collaborazione è ancora una scelta o è divenuta un’assoluta necessità?
Le organizzazioni che non fanno evolvere il loro modello organizzativo in una logica collaborativa, in cui i team sono costruiti per gerarchia piuttosto che competenza rischiano di non rimanere al passo. Inoltre, la collaborazione, è un potente motore motivazionale perché, ben gestita, permette a un numero maggiore di persone e professionisti, di poter dare un contributo, costruendo un “sentirsi parte di qualcosa” per cui valga la pena occupare il proprio tempo.
Dove è urgente iniziare a collaborare: genere e generazioni
E’ urgente iniziare a collaborare almeno in due ambiti, pena il collasso delle organizzazioni:
- la collaborazione intergenerazionale,
- la collaborazione tra uomini e donne.
Collaborazione tra generazioni
Nelle organizzazioni convivono oggi quattro generazioni, con valori, linguaggi e aspettative profondamente diversi:
- Baby boomer (1946 – 1964): stabilità, sicurezza, riconoscimento
- Gen X (1965 – 1980): equilibrio vita-lavoro, indipendenza, flessibilità
- Millennial Gen Y (1981-1996): crescita professionale, flessibilità, valori allineati
- Gen. Z (1997-2012): flessibilità, scopo, ambente inclusivo, crescita rapida
Senza il governo di questa complessità, questa ricchezza rischia di andare sprecata o, peggio, che le generazioni si guardino con sospetto, senza mettere a frutto ciò di cui le imprese necessitano: valorizzare l’esperienza per produrre innovazione.
Collaborazione tra uomini e donne
Limitandosi ai contesti professionali la situazione si presenta tuttora come estremamente problematica. Le donne, pur avendo un livello di istruzione più elevata e qualifcata rispetto agli uomini, quando entrano nel mondo del lavoro sono sistematicamente discriminate: stipendio, mansioni, leadership, ruoli di responsività.
Esistono orami numerosissimi studi che certificano questa situazione, alcune organizzazioni, per necessità o per convenienza, si stanno attrezzando per attenuare il gender gap, ma per la maggior parte non c’è a comprensione dell’entità del problema né l’intenzione di affrontare la tematica.
Alcuni dati impressionanti
Il tasso di occupazione femminile in Italia (fascia 15-64 anni) è attorno al 52,5 % (2023), mentre quello maschile circa il 70,4 %, con un gap di circa 17,9 punti percentuali.
Il part-time: in Italia la quota di donne che lavora part-time è circa 31,5 %, contro circa 8 % per gli uomini — gap di circa 23 punti.
La percezione del gap: il 58 % delle donne italiane e il 43,6 % degli uomini ritiene che le donne non siano trattate equamente in assunzioni, retribuzioni e promozioni.
Divario retributivo (gender pay gap): verso la fine della carriera il gap può oltrepassare il 30 % in Italia.
Le donne sono sottorappresentate nei ruoli apicali
E questo è solo l’aspetto quantitativo. Ma sappiamo che, come ogni forma sistematica di discriminazione, porta a conflitti, tensioni, demotivazione o abbandono.
Una differente volontà di far sentire tutti e tutte “a casa” e non ospiti più o meno desiderati o desiderate, farebbe un’enorme differenza sul benessere di tutti i soggetti organizzativi e dell’organizzazione stessa.
Perché collaborare è così difficile?
La collaborazione è stata nella storia dell’umanità l‘elemento propulsivo per raggiungere obiettivi che individualmente erano inimmaginabili. Possiamo quindi affermare con certezza che ne abbiamo fatto esperienza.
Nonostante ciò, in questo momento storico a livello sociale l’incapacità o a mancanza di volontà di collaborare è dilagante. Nasce da più ambiti e ben prima che le persone entrino nel mondo del lavoro. Si pensi alla diffusione di un’educazione alla competizione, a primeggiare a non occuparsi degli altri a discapito dell’educazione alla condivisione, alla comprensione e al rispetto dei bisogni di chi ci è vicino. Corrispettivamente anche nei contesti lavorativi la collaborazione è merce rara.
Vediamo qualche sintetico spunto.
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La paura di perdere il micro potere legato a ruolo o posizione, il timore che condividendo l’altro possa sottrarci qualcosa
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La mancanza di fiducia nei colleghi, l’idea di fare meglio da solo o da sola
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Una comunicazione inefficace, in cui non si chiarisce bene cosa ci si aspetta dall’altro
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Cultura organizzativa e stile di leadership rigido e gerarchico
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Obiettivi aziendali poco chiari o non condivisi
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Barriere strutturali, data dai silos organizzativi in cu le persone conoscono solo il loro lavoro e ignorano quello degli altri, specie se di altri reparti od aree
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Carichi di lavoro elevati, in cui ognuno è concentrato esclusivamente a terminare quanto assegnato
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Scarsa identità come gruppo lavoro, ma centrata sul ruolo o addirittura sulla mansione
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Paura di perdere controllo delle persone e del processo
Imparare a collaborare
Per rendere la collaborazione un elemento concreto di funzionamento e non un auspicio, le organizzazioni devono agire su tre livelli:
- Interventi organizzativi e strutturali, come la costruzione di modelli organizzativi che destrutturano i silos (ad es. introdurre modelli a matrice o ad autonomia condivisa); la creazione di team interfunzionali (formare gruppi di lavoro misti per progetti); dedicare spazi e tempi dove differenti professionisti possono conoscersi e parlarsi; favorire la collaborazione digitale e, di fondamentale importanza, avere processi condivisi e trasparenti;
- Cultura organizzativa e leadership, riconoscere la collaborazione pubblicamente come valore aziendale, inserirlo come criterio di valutazione e avanzamento di carriera, l’assunzione di uno stile di leadership positiva e di servizio, realizzazione di interventi a favore della cultura della fiducia;
- Competenze collaborative come laboratori su soft skills (ascolto attivo, comunicazione assertiva, feedback costruttivo, negoziazione) o Laboratori di co-creazione (workshop in cui si sviluppano soluzioni con metodologie agili ed analogiche.
Come fare
Il Counseling Organizzativo lavora con persone, gruppi e sistemi, ed è particolarmente efficace nel sostenere processi di collaborazione.
Può intervenire in tutte le aree citate:
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modelli organizzativi
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cultura aziendale
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dinamiche relazionali
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competenze comunicative
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gestione dei conflitti
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supporto ai team
Da dieci anni, interventi basati sul modello euristico-relazionale stanno supportando aziende, enti pubblici, scuole e cooperative nel migliorare il clima, la comunicazione e l’efficacia dei processi.
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