L’ARTE DI COLLABORARE: DIALOGO TRA
GRAZIELLA NUGNES E SEBASTIANO ZANOLLI
Collaborazione, relazioni e conflitto: le competenze che fanno crescere persone e organizzazioni.
Collaborare è una parola che utilizziamo continuamente nelle organizzazioni. Eppure, quando ci fermiamo a riflettere sul suo significato, scopriamo quanto sia complessa e quanto lavoro richieda.
Collaborare significa saper stare nelle differenze, affrontare i conflitti senza negarli, costruire fiducia, creare contesti in cui persone, ruoli e generazioni diverse possano contribuire a un obiettivo comune.
Sono temi che incontro ogni giorno nel mio lavoro di counselor organizzativa e che da anni rappresentano il cuore del Counseling Organizzativo Euristico Relazionale.
Sono anche temi che ritroviamo nelle riflessioni di Sebastiano Zanolli, manager e autore che ha dedicato una parte importante del proprio lavoro all’esplorazione delle dinamiche collaborative, delle relazioni professionali e dell’evoluzione delle organizzazioni.
Nella sua recente “Trilogia della Collaborazione” — Guerra o pace, Lavorare è collaborare e Collaborare a ogni età — propone una riflessione che parte dal conflitto, attraversa la collaborazione come competenza da coltivare e arriva alla valorizzazione delle differenze generazionali come risorsa per il futuro delle organizzazioni.
Da questa vicinanza di temi e prospettive nasce il dialogo che segue: una conversazione dedicata alla collaborazione, alle relazioni professionali e alle competenze necessarie per costruire organizzazioni più consapevoli, efficaci e sostenibili.
Buona lettura.
Graziella Nugnes:
Sebastiano, nei tuoi libri come Lavorare è collaborare e La grande differenza, poni l’accento sull’importanza cruciale delle relazioni e dell’umanità nei contesti lavorativi. Come sai sono una counselor organizzativa e, insieme a Margherita Dozzi, abbiamo strutturato il metodo Counseling Organizzativo Euristico Relazionale, che sembra risuonare profondamente con la tua visione. Cosa ne pensi di questo approccio che definisce il lavoro non solo come performance, ma come un intreccio di “buone relazioni”?
Sebastiano Zanolli:
Mi capita spesso di entrare in aziende molto organizzate, molto preparate sul piano tecnico, dove però le persone fanno fatica a lavorare bene insieme. Magari i processi funzionano, gli obiettivi sono chiari, eppure si percepisce tensione, distanza, una specie di stanchezza relazionale.
Negli ultimi anni il lavoro è diventato sempre più intrecciato. Le persone passano la giornata a confrontarsi, decidere insieme, rincorrersi, coordinarsi. E allora il modo in cui ci si parla, ci si ascolta o ci si fida diventa un pezzo del lavoro stesso.
Quando scrivo che “lavorare è collaborare”, intendo proprio questo. Oggi quasi nessuno lavora davvero da solo.
Poi c’è un tema che mi interessa molto: quello che chiamo il ROI invisibile della collaborazione. Alcune aziende magari fanno fatica a misurarlo subito, però nel tempo si vede benissimo. Ambienti più fluidi, meno attrito inutile, persone che si parlano prima che i problemi esplodano.
Alla fine il lavoro resta sempre sospeso tra due dimensioni: il fare insieme e l’essere insieme. Una riguarda risultati, attività e obiettivi. L’altra riguarda il clima che si crea ogni giorno tra le persone.
Lavorare è collaborare. Oggi quasi nessuno lavora davvero da solo.
Graziella Nugnes:
Nel tuo libro Alternative, inviti a rompere gli schemi. Il Counseling Organizzativo Euristico Relazionale utilizza strumenti come i Laboratori, il Teatro Counseling® e le Costellazioni Organizzative per leggere i bisogni dei singoli, dei team e delle organizzazioni e trovare insieme nuove possibilità di azione. Quanto è importante, secondo te, integrare metodologie non convenzionali per superare i blocchi aziendali?
Sebastiano Zanolli:
Molti problemi in azienda nascono da cose che nessuno dice apertamente. Aspettative diverse, modi differenti di leggere le priorità, persone che usano le stesse parole attribuendo però significati completamente diversi.
Spesso ci si concentra sui processi e si perde di vista il fatto che il lavoro è fatto soprattutto di interpretazioni continue.
Per questo trovo utili gli strumenti che aiutano le persone a rendere più chiaro il proprio modo di lavorare. Nel mio lavoro utilizzo spesso il “Manuale per avere a che fare con me”. È uno strumento semplice, quasi disarmante nella sua semplicità. Chiede alle persone di spiegare come preferiscono comunicare, ricevere feedback, organizzare il confronto o gestire le tensioni. E già questo cambia molto.
Noto spesso che nelle aziende si danno per scontate troppe cose. Si pensa che collaborare significhi automaticamente capirsi. In realtà non è così.
Anche la differenza tra cooperazione e collaborazione viene capita poco. Cooperare può voler dire lavorare bene fianco a fianco. Collaborare richiede qualcosa di più: entrare davvero nel lavoro reciproco, influenzarsi, correggersi, sostenersi nei passaggi difficili.
Quando strumenti diversi aiutano le persone a vedere meglio queste dinamiche, diventano interessanti perché migliorano concretamente il lavoro quotidiano.
Si pensa che collaborare significhi automaticamente capirsi. In realtà non è così.
Graziella Nugnes:
Il Corso di Alta Formazione in Counseling Organizzativo si rivolge a figure diverse: manager HSE, RSPP, HR, coach, counselor e giovani professionisti. In un mondo del lavoro sempre più frammentato, quale valore aggiunto può avere offrire uno spazio dove comprendere il punto di vista e i bisogni dei diversi soggetti organizzativi?
Sebastiano Zanolli:
Oggi nelle aziende convivono persone cresciute in mondi quasi diversi. E questo aspetto pesa molto più di quanto si immagini.
Nel mio lavoro sulla collaborazione intergenerazionale uso spesso l’immagine della “capsula del tempo”. Ognuno arriva al lavoro portandosi dietro il periodo storico in cui è cresciuto, il modo in cui ha imparato a stare nelle organizzazioni, persino l’idea che si è fatto dell’autorità, della carriera o del sacrificio.
Ci sono persone che hanno iniziato a lavorare in aziende molto verticali e gerarchiche e altre che sono entrate in contesti fluidi, digitali e velocissimi. È naturale che leggano il lavoro in modo differente.
Secondo me percorsi trasversali hanno valore proprio perché permettono alle persone di uscire un po’ dalle proprie abitudini interpretative.
Nel libro Guerra o pace parlo spesso di convergenza. Mi interessa l’idea che persone diverse riescano comunque a muoversi verso una direzione comune senza dover diventare uguali.
Quando questa capacità manca, nelle organizzazioni cresce facilmente la polarizzazione: funzioni contro funzioni, generazioni contro generazioni, persone che iniziano più a difendere il proprio territorio che il risultato collettivo.
Percorsi trasversali hanno valore proprio perché permettono alle persone di uscire un po’ dalle proprie abitudini interpretative.
Graziella Nugnes:
Un’ultima battuta sul motto del nostro metodo: “Tra il dire e il mare c’è di mezzo il fare”. Un principio che richiama il passaggio dalla teoria all’azione consapevole. Nelle aziende, così come nel percorso formativo, accompagniamo le persone in un processo di maturazione e responsabilizzazione, attraverso laboratori ed esperienze dirette che permettono di sperimentare concretamente nuovi modi di lavorare con sé stessi e con gli altri. Secondo te, cosa fa davvero “la grande differenza” nelle organizzazioni che desiderano aprirsi al cambiamento?
Sebastiano Zanolli:
Secondo me la differenza si vede quando certi temi smettono di restare slogan da convention aziendale e diventano comportamenti quotidiani.
Molte aziende parlano di fiducia, ascolto, collaborazione. Poi magari le riunioni sono difensive, i conflitti rimangono sotterranei e le persone evitano di dirsi le cose finché la situazione si incattivisce.
Per questo utilizzo spesso il concetto di “manutenzione conflittuale”. Un’organizzazione sana crea momenti in cui i problemi possono emergere prima di trasformarsi in rancore o irrigidimento.
Mi interessa anche distinguere molto bene tra andare d’accordo e collaborare. Sono due cose diverse. Collaborare significa riuscire a stare dentro uno stesso percorso anche avendo caratteri, idee o sensibilità differenti.
Nelle aziende migliori vedo persone che riescono a confrontarsi senza vivere ogni divergenza come una minaccia personale. E questo cambia completamente la qualità del lavoro.
Alla fine il cambiamento passa molto da lì: dalla capacità delle persone di sentirsi parte dello stesso lavoro, invece che semplicemente occupanti dello stesso ufficio.
Collaborare significa riuscire a stare dentro uno stesso percorso anche avendo caratteri, idee o sensibilità differenti.
Sempre in viaggio per fare la nostra grande differenza.
Ringrazio Sebastiano Zanolli per la disponibilità, il confronto e i preziosi spunti di riflessione condivisi in questa conversazione.
Chi è Sebastiano Zanolli
Sebastiano Zanolli è manager e autore. Laureato in Economia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha maturato oltre trent’anni di esperienza in contesti organizzativi complessi, ricoprendo ruoli di responsabilità in gruppi internazionali come Adidas e Diesel (OTB).
Da anni affianca aziende, manager e team sui temi della collaborazione, del cambiamento, della leadership e dello sviluppo del potenziale umano, attraverso workshop, percorsi formativi ed eventi aziendali.
È autore di numerosi libri dedicati al mondo del lavoro e delle organizzazioni. Tra i più recenti: Guerra o pace, dedicato ai temi del conflitto e della polarizzazione; Lavorare è collaborare, incentrato sulle dinamiche della collaborazione efficace; e Collaborare a ogni età, che affronta il tema della convivenza tra generazioni diverse nei contesti professionali.
Al centro del suo lavoro vi è la convinzione che la collaborazione non sia una dote naturale, ma una competenza che può essere sviluppata e allenata, diventando una leva strategica per la crescita delle persone e delle organizzazioni.
Una riflessione finale
Le organizzazioni non sono fatte solo di processi, procedure e obiettivi. Sono fatte di persone che ogni giorno collaborano, si confrontano, affrontano differenze, cambiamenti e inevitabili momenti di conflitto.
Per questo la collaborazione non può essere considerata una semplice competenza relazionale o una qualità personale: è una capacità strategica che influenza il benessere delle persone, la qualità del lavoro e i risultati delle organizzazioni.
Le riflessioni condivise da Sebastiano Zanolli in questa intervista ci ricordano che collaborare non significa pensare tutti allo stesso modo, ma imparare a costruire spazi di confronto, ascolto e corresponsabilità, nei quali le differenze possano diventare una risorsa e non un ostacolo.
È una sfida che riguarda manager, professionisti, HR, counselor, coach e chiunque abbia a cuore l’evoluzione delle organizzazioni e delle comunità di lavoro.
Forse, come emerge da questo dialogo, la vera domanda non è se la collaborazione sia importante, ma quanto siamo disposti ad allenarla, coltivarla e sostenerla ogni giorno.
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